Decalogo dello psicoterapeuta

Decalogo dello psicoterapeuta
Nell’affrontare questo tema si possono presentare una serie di riflessioni che hanno come sfondo sia l’orientamento teorico metodologico di intervento stesso, sia questioni di etica e deontologia professionale data l’ampia possibilità e le diverse tecniche e modalità di intervento psicologico / psicoterapeutico esistenti nel panorama attuale, . Già l’albo degli psicologi e poi anche quello degli psicoterapeuti, hanno tentato di fornire delle risposte in tal senso, ma, soffermandosi più sull’etica e la deontologia delle competenze dell’intervento in un ottica di trasparenza, verificabilità e concordanza degli obiettivi terapeutici. Si veda per questo “IL DECALOGO DELLO PSICOLOGO” consigliato dall’Ordine Nazionale degli psicologi: http://www.psicologi-italiani.it/informazioni/psicologi/area-pubblica/il-decalogo-dello-psicologo.html in cui in vari punti si ribadisce questa attenzione al cliente e i diritti inalienabili di quest’ultimo più che di una attenzione di protezione/cura dell’intervento stesso che qui sotto riporto.
Lo psicologo non prescrive farmaci e fa psicoterapia solo se è specializzato
Telefonate all’Ordine Regionale o Provinciale degli Psicologi se avete dubbi sulla specializzazione dello psicologo
Chiedetegli quale tipo di psicoterapia intende applicare con voi
E’ vostro diritto conoscere la durata approssimativa della terapia, costo delle sedute, regole del rapporto terapeutico
E’ vostro diritto interrompere la terapia se non dà risultati
Lo psicologo è obbligato al più assoluto segreto professionale
Con lo psicoterapeuta non si fa amicizia, non si fa psicoterapia con gli amici
Lo psicologo non propone al suo paziente affari economici
Lo psicologo non accetta compensi al di fuori di quelli pattuiti
Chi richiede al servizio pubblico lo psicologo può rifiutare colloqui preliminari con psichiatri o assistenti sociali.

Anche gli stessi psicoterapeuti hanno ripreso quanto sopra riportato ampliandolo al tema della psicoterapia mantenendo l’attenzione ai diritti del cliente come priorità dell’intervento medesimo: http://www.patriziabelleri.it/index.php/il-decalogo-dello-psicoterapeuta

 

Il terapeuta deve essere iscritto all’Albo degli Psicologi ed essere abilitato all’esercizio della psicoterapia, cioè deve essere inserito nello speciale Elenco degli Psicoterapeuti.
Qualora lo psicoterapeuta fornisca consulenze on line, deve attenersi alle Linee guida fornite dall’Ordine degli Psicologi per le prestazioni via Internet a distanza.
Il terapeuta deve illustrare le teorie cui fa riferimento e le tecniche che utilizza.
Deve comunicare con chiarezza le modalità della relazione: durata delle sedute, numero di incontri settimanali previsti, durata indicativa dell’intera terapia, orari in cui può eventualmente essere reperito al telefono.
Se si tratta di un libero professionista, deve indicare il suo onorario. L’Ordine professionale stabilisce un tariffario di massima entro il quale il terapeuta può stabilire il proprio. Egli può tener conto della sua preparazione ed esperienza, ma anche delle condizioni economiche del paziente. Il terapeuta ha l’obbligo di rilasciare la ricevuta fiscale per la propria prestazione. Il paziente può ottenere così il rimborso dalla propria Assicurazione, se ne ha una, e comunque la detrazione fiscale nella misura del 19%. E’ opportuno anche accordarsi fin dall’inizio su come regolarsi in caso di appuntamenti mancati.
Il terapeuta deve stabilire con chiarezza gli obiettivi della terapia. Formulare obiettivi significa poter rispondere alla domanda: “Da che cosa mi accorgerò che la terapia sta funzionando?” Non sono utili risposte generiche, del tipo “starò meglio”, ma risposte concrete ed oggettivabili, ad esempio “non avrò più paura di guidare l’auto” (se la fobia dell’auto è il sintomo per il quale si richiede l’intervento terapeutico). Un buon modo di procedere potrebbe consistere nello stabilire valutazioni intermedie degli obiettivi raggiunti.
Il terapeuta deve valutare con il paziente i progressi della terapia e quest’ultimo ha il diritto di interromperla se non riscontra risultati.
Il terapeuta è obbligato al segreto professionale.
Con il terapeuta non si instaurano rapporti di amicizia. Non si intraprende una terapia con terapeuti amici.
Il terapeuta non propone né accetta affari economici, né accetta compensi diversi da quelli pattuiti.
Chi richiede al servizio pubblico lo psicologo, può rifiutare il colloquio con lo psichiatra o l’assistente sociale.
Non si può prescindere dal fatto che la psicoterapia è anzitutto un rapporto umano, pertanto bisognerebbe sentirsi a proprio agio, avere la sensazione che il terapeuta comunichi autorevolezza, ma anche interesse autentico per il paziente, e che dia la sensazione che ci si possa fidare di lui o di lei.
Come si vede entrambi pongono la stessa attenzione ai diritti del cliente e dei doveri professionali dello PT, fornendo così anche a quest’ultimo la possibilità di definirsi entro un quadro legislativo di intervento chiaro che può permettere ad entrambi la esplicitazione di un contratto terapeutico in cui sono precisati i limiti e le modalità dell’azione terapeutica di cambiamento. Esse sono così a tutela di entrambi. Sappiamo come spesso questi “limiti” che definiscono il setting sono messi in discussione ed attaccati sia dal cliente paziente, sia e spesso inconsapevolmente dal T. quando questo non deborda in pratiche che non solo “azzoppano o uccidono” la possibilità di cambiamento ma squalificano l’intera categoria e rendono impossibile ulteriori interventi. Mi riferisco in particolar modo al venire meno di quella necessità terapeutica della “astinenza dal contatto fisico”. Senza arrivare a questa dimensione tanto vituperata e discussa e su cui esiste ovviamente concordanza tra PT, mi pare che in questo “compito” di definire il decalogo dello PT sia fondante una valutazione degli elementi personali che possono contraddistinguere l’intervento dello PT ad orientamento psicodinamico. Vale a dire definirsi e definire alcuni elementi essenziali precipui e dinamicamente orientati del proprio stile di intervento, entro una cornice teorica di riferimento psicodinamicamente orientata.

 

Tenterò di riportare un mio personale decalogo:

 

1) Sapere ascoltare: riconoscersi le proprie dinamiche narcistiche autoerotiche e saperle utilizzare in una dimensione allo erotica di ascolto empatico con sana curiosità cercando di uscire dalla posizione di autoinganno. ” lo Pt deve sapere nella raccolta di informazioni che caratterizza la saggezza clinica… In quanto solo chi è in grado di saper ascoltare in modo partecipe è anche in grado di ricevere le informazioni che gli sono necessarie per formulare una corretta diagnosi e un corretto programma di trattamento… deve essere consapevole di non sapere di che tipo di informazioni ha bisogno ma di saperlo solo dopo che le informazioni gli sono arrivate… sapendo distinguere tra informazioni essenziali e quelle superflue. (Zapparoli pag 68 “La follia e l’intermediario” Ed. Dialogos 2002)
2) Saper costruire una alleanza terapeutica: “lavorare fin dall’inizio sulle resistenze al cambiamento e sviluppare nel paziente la fiducia che la psicoterapia ha la possibilità di aiutarlo a raggiungere finalità importanti che riconosce come sue attraverso la comprensione dei fattori che la ostacolano è che la favoriscano..” (M.C. Gislon pag 161 ” Manuale di psicoterapia breve integrata” ed Dialogos 2005)
3) Attuare una diagnosi finalizzata alla comprensione di cosa ha paura e come si difende quel particolare individuo cioè del suo “bisogno specifico” (Gislon op. cit)
4) Divenire nell’attualità l’intermediaio tra passato presente e futuro aiutando il paziente, attraverso lo stare, l’esserci, strumenti quale la chiarificazione, la ricapitolazione e l’interpretazione che favorisce l’isight e l’Esperienza Emotiva Correttiva E.E.C., a recuperare il ruolo del conflitto come possibile agente di cambiamento attraverso il dialogo o il silenzio, a riconoscere le sue modalità di “auto inganno” e le sue risorse, in base alle possibilità che egli ha di divenire consapevole della differenza tra “ora ed allora” nella relazione con gli altri e con se stesso. (Gislon op. cit.)
5) Saper “togliersi e mettersi gli occhiali” (G.C. Zapparoli et altri ” La diagnosi” Ed Dialogos 2004) cioè la capacità e l’abilità dello PT Di entrare ed uscire dalla relazione intendendo con questa la possibilità di stare dentro la dimensione della “rottura collusiva” (Carli “analisi della domanda… ) vissuta dal paziente come momento di crisi ma anche come momento di possibile evoluzione stando e vivendo la collusione con gli “occhiali” dell’esperienza. Una modalità tecnica di un continuo “spostarsi” del terapeuta rispetto a diverse modalità relazionati, essenziali sono: partecipare alla relazione, osservare, riflettere interpretare ciò che si è modificato nella relazione.
6) Saper riconoscere, rispettare e condividere i tempi, i sistemi difensivi ed i bisogni specifici del paziente, evitando una posizione assoluta ma realizzando con il pz. una posizione condivisa di riconoscimento del problema analizzato.
7) Rimuovere gli ostacoli che non hanno favorito la resilienza. Facilitare, analizzare ed affrontare in maniera condivisa Il riconoscimento di risorse e talenti, Vengono evidenziate le “capacità di comprensione” che il pz già mette in atto pur non riconoscendone l’importanza e affrontati i conflitti che ne impediscono la consepapevolezza e lo sviluppo di ulteriori possibilità.
8) Riconoscere e ricercare la “giusta distanza” dal paziente nello strutturarsi della relazione di trasfert per facilitare una alleanza terapeutica di trasfert positivo evitando posizioni collusive di invischiamento e di confusione che spesso si traducono in relazioni transferali negative di impossibilità di separazione e pensiero.
9) Favorire e garantire una cornice sicura di “setting” (M. Grasso “Psicologia clinica e psicoterapia” Ed Kappa 2004 pag 123 tratto da R. Langs “La tecnica della psicoterapia psicoanalitica” Ed Boringhieri 1979) in particolar modo i seguenti punti: una situazione in cui l’attenzione si incentri sulla “follia” del paziente e non su quella del T., presa di coscienze “autentiche” in luogo di sollievo ottenuto mediante l’azione, un’immagine del T. come individuo dotato di salute mentale, una situazione che favorisce frustrazioni adeguate e soddisfazioni salutari.
10) Riconoscere ed accettare i propri limiti di conoscenze e di intervento come possibile crisi evolutiva che non si arresti ad una resistenza passiva dei limiti del proprio operare ma ricercando anche al di fuori di se le dimensioni di crescita psichica condividendo tali deficit con la capitalizzazione del giusto aiuto anche esterno come l’uso di un supervisore o di un gruppo di supervisione.

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